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ICONE
Centro Europeo di Ricerca di Storia e Teoria dell’Immagine

Presentazione

Il Centro Europeo di Ricerca di Storia e Teoria dell’Immagine (ICONE) si prefigge di promuovere lo studio della dimensione figurale e simbolica intesa come veicolo di quel vasto patrimonio di allegorie, metafore e forme espressive che costituisce il cuore della civiltà europea, della sua identità e della sua autocomprensione, nonché il serbatoio culturale da cui attinge il pensiero nella sua continua attività critica e creativa. In rapporto a un simile campo di ricerche, il complesso di espressioni artistiche del Palazzo Borromeo di Cesano Maderno, che il Centro elegge a sua residenza, offre una sede privilegiata e persino una possibile e ideale fonte d’ispirazione: Sala dei Fasti romani, Piazza dell’Esedra, la Galleria delle Arti liberali e le Sale alla Mosaica testimoniano come l’intreccio di forme, ritmi e figure sia in grado di articolare una concezione del mondo.
Il ciclo di affreschi della Sala dei Fasti romani propone una sintesi della città eterna, da “Romolo e Remo allattati dalla lupa”, al “Sacrificio di Numa Pompilio”, dall’“Attività edilizia di Anco Marzio” alla “La Riforma del Senato Romano”, sino ad arrivare a “Il naufragio di Cesare”, per concludere con “Augusto che chiude le porte del tempio di Giano instaurando la pace”: storia che si fa immagine e visione.

Se a questo spaccato di storia romana aggiungiamo l’ “Apoteosi della Chiesa” e l’illustrazione delle Arti liberali, possiamo già osservare come l’arte intrecci un dialogo permanente con la dimensione religiosa, politica, sociale, teologica, linguistica, filologica e antropologica. L’eleganza architettonica espressa nel loggiato e la sapiente gestione dello spazio che caratterizzano Piazza dell’Esedra consentono di ampliare l’orizzonte oltre l’ambito strettamente figurale, proiettandosi nel campo delle arti plastiche e nella dimensione sensomotoria dell’architettura.

Metodologia

Nel secondo dopoguerra l’integrazione europea mosse i suoi primi passi mediante l’istituzione della CECA (Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio). Senza nulla togliere all’importanza di un mercato comune su scala europea, l’autentica fonte della ricchezza dell’Europa è sempre stata la sua dinamicità culturale, il suo immenso patrimonio simbolico che, nell’età della globalizzazione, si è offerto quale imprescindibile base per la costituzione e per lo sviluppo condiviso di un’idea di umanità possibile. Il carbone e l’acciaio di marca europea sono le grandi cattedrali romaniche, la Commedia dantesca, la Resurrezione di Piero della Francesca, il Mosè di Michelangelo, l’Amleto di Shakespeare, il Clavicembalo ben temperato di Bach. È qui che il grande passato del Vecchio Continente si trasforma in risorsa per il futuro.
L’Europa mostra la propria vitalità non soltanto nella creazione dei grandi capolavori artistici, ma anche nella ricerca inesausta di analogie tra di essi: parlando della Sfinge enigmatica di Edipo, Hegel riporta il linguaggio ambiguo delle streghe di Macbeth; in Poliziano De Sanctis non trovava più gli schizzi di Dante, né le facce di Giotto, ma solo i quadri del Boccaccio e le figure del Perugino; Warburg riconosceva nella Primavera del Botticelli la rinascita degli stilemi del paganesimo antico; dinnanzi alla complessa partizione delle cattedrali gotiche Panofsky proporrà di chiamare articuli le loro unità architettoniche minime, in modo da sottolinearne l’analogia rispetto alla struttura compositiva della Summa Theologiae di Tommaso, ma anche Picasso si eserciterà a scomporre le Meniñas di Velazquez e Mondrian ruberà il rigore geometrico e la luce dei dipinti di Piero della Francesca. L’immagine allora non è solo il cristallo di un’eredità culturale affidata alla custodia della conservazione o all’inerzia dell’abitudine (quando, come avviene in molta dell’industria culturale contemporanea, non v’è più consapevolezza della memoria e, quindi, riflessione alcuna), ma un modo di vedere e, quindi, una struttura che guida, prescrive, accompagna e problematizza la ricchezza dell’esperienza.

“Teoria dell’immagine” significa rintracciare nei grandi capolavori dell’arte un luogo di incontro tra tensioni politiche, dinamiche sociali, rivoluzioni teologiche, prospettive linguistiche, figure del mondo della vita. Le immagini pensano: oltre a raccogliere le istanze delle propria epoca, nell’immagine si escogitano soluzioni, s’individuano possibili vie d’uscita a problematiche reali e concrete. Le immagini smistano i “traffici culturali” proiettandoli verso questa o quella direttrice.

La nostra capacità analogica deve essere sollecitata e allenata tramite visioni sinottiche, attraverso continui raffronti e sincretismi che consentano di superare le rigide divisioni disciplinari. In quest’ottica risulterà finalmente possibile intendere l’edificazione e l’avvicendarsi delle civiltà come processi che avvengono per stratificazioni successive, forzando alcune soglie di discontinuità, e mai in virtù di brusche interruzioni. L’immagine si trova a mediare una complessa trama di rapporti da cui dipendono le autentiche svolte culturali, quei rari ma decisivi salti qualitativi che determinano i passaggi d’epoca.

Tuttavia ICONE non intende soltanto studiare e ricercare la memoria dell’immagine e il suo lascito nel progetto e nelle espressioni dell’esperienza contemporanea, ma nell’ambito di questa si prefigge di analizzare e cogliere la specificità delle grandi trasformazioni tecnologiche ed espressive che la riproducibilità tecnica (fotografia e cinema), prima, e la rivoluzione digitale e la rete, poi, hanno comportato non solo a livello strumentale, ma nella stessa concezione dell’immagine e del suo pensiero. Ecco allora che le prospettive di studio iconologico, estetico, storico-simbolico e teorico-critico del Centro ricomprendono in un unico progetto complessivo di ricerca sia l’indagine sulle forme espressive tradizionali della cultura europea dell’immagine (le arti plastiche e figurative, l’architettura, il teatro, la danza, la musica) che l’interrogazione teorica sulla fotografia, il cinema e i nuovi mezzi elettronico-digitali di espressione.